06/11/2012

Casper, l’Italia che vogliono gli italiani in tre proposte di legge

Tre proposte di legge di iniziativa popolare da presentare al Parlamento per sostenere le famiglie italiane in un momento di pesante crisi economica. Si tratta di tre semplici misure e a suggerirle non sono stati famosi economisti o supertecnici. Sono state le famiglie stesse interpellate nell’ambito di un’indagine svolta da Comitas per conto delle Associazioni dei consumatori aderenti al comitato Casper X (Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici,  Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori) dal titolo “L’Italia che vogliono gli italiani”.

Quale sarebbe l’Italia che vogliono gli italiani? Un Paese senza speculazione sui prezzi, a cominciare da quelli dei beni alimentari che in alcuni casi hanno raggiunto aumenti esorbitanti (fino al 3000%), lungo la filiera dal produttore alla tavola. L’Italia dovrebbe permettere, poi, alle famiglie meno abbienti e alle piccole imprese in difficoltà, di differire i pagamenti di tasse e bollette. Tra le varie manovre degli ultimi anni e i continui rincari delle tariffe (da quelle dell’energia elettrica a quelle dell’acqua e dei trasporti) i cittadini non fanno altro che pagare, tanto che il loro potere d’acquisto si è ridotto al minimo. Dare loro un po’ di respiro forse potrebbe essere un buon “regalo di Natale”.

Infine, tra i desideri degli italiani, ci sono le deduzioni fiscali in favore di artigiani, piccole imprese e lavoratori autonomi. Si tratta quindi di tre semplici azioni, da attuare nel breve tempo per risolvere alcune situazioni di emergenza ed evitare di aggravarne altre, con conseguenze sull’intero tessuto sociale del Paese. Troppo difficile? Lo vedremo: mercoledì 7 novembre, alle ore 11 presso la chiesa di Santa Marta al Collegio Romano (Piazza del Collegio Romano, 5 – Roma), le Associazioni dei consumatori presenteranno queste proposte di legge e lanceranno una raccolta di firme in tutta Italia per poterle portare in Parlamento.

 

11:14 Scritto da caspercheblooog | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

02/10/2012

TRASPORTI

SCIOPERO TRASPORTI: I CONSUMATORI PROTESTANO E CONVOCANO SINDACATI E PARTI SOCIALI

RINNOVARE CONTRATTO E METTERE FINE A SCIOPERI CHE DANNEGGIANO UNICAMENTE GLI UTENTI

IN 5 ANNI SCIOPERI NEI TRASPORTI AUMENTATI DEL 55%. 6.060 ORE DI INTERRUZIONE DEI SERVIZI SOLO NEL 2011

Le associazioni dei consumatori italiane aderenti a Casper (Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori), di fronte all’ennesimo sciopero dei trasporti che ha gettato nel caos le città creando immensi disagi agli utenti, hanno deciso oggi di intervenire in prima persona per tentare di sbloccare la situazione dei lavoratori ed evitare una stagione di agitazioni nel settore dei trasporti pubblici.

Le 7 associazioni annunciano oggi la decisione di convocare a un tavolo  il prossimo 7 novembre i sindacati di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Faisa-Cisal, le Associazioni Datoriali Asstra ed Anav, il Governo e gli Enti Locali, allo scopo di tentare di sbloccare l’empasse sul rinnovo del contratto per gli autoferrotranvieri, al centro delle numerose proteste dei lavoratori.

Nell’interesse degli utenti – spiegano Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori  – chiameremo ad un serio confronto tutte le parti sociali, allo scopo di ottenere il riconoscimento delle ragioni degli autoferrotranvieri, il cui contratto non viene rinnovato dal 2007, ed evitare al tempo stesso una stagione di scioperi a ripetizione che hanno come unico risultato quello di danneggiare gli incolpevoli cittadini, sottoponendoli a disagi enormi ed ingiustificati.

Negli ultimi 5 anni, infatti, le ore di sciopero nel settore dei trasporti sono cresciute del 55%, e solo nel  2011 aerei, treni, navi, mezzi di trasporto pubblico sono rimasti fermi complessivamente per 6.060 ore. Di fronte all’immobilismo delle istituzioni, le associazioni aderenti a Casper-7 chiederanno ai sindacati di attuare in futuro forme di protesta che non danneggino l’utenza, e al Governo sanzioni salate nei confronti dei datori di lavoro i quali, attuando comportamenti illegittimi sul fronte contrattuale, portano i lavoratori a scioperi ad oltranza.

 

08:51 Scritto da caspercheblooog | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

27/08/2012

Associazioni dei consumatori, le mani della politica e dei sindacati

Il governo vuole ridurle per razionare i finanziamenti. Carlo Rienzi del Codacons attacca:

"Vogliono aiutare i sindacati"

di Carmelo Caruso 

rienzi.JPGLe chiamano “L’altro sindacato”, il braccio armato dei consumatori. Più forti dei sindacati, di fatto rami che fanno riferimento a organizzazioni di categoria, a dirigenti di partito, in altri casi addirittura ricevono aiuti dalla case farmaceutiche oltre a quelli di Stato sotto forma di progetti.

Adesso, però, anche le associazioni dei consumatori rischiano di perdere quei finanziamenti che ne hanno permesso la crescita e in qualche caso la proliferazione. 18 in Italia, tutte accreditate al Cncu, il Consiglio nazionale dei consumatori che fa capo al ministero dello Sviluppo Economico, ma quante saranno alla fine le vere, quelle che davvero hanno più di trentamila iscritti certificati, ovvero la soglia imposta per legge?

L’idea che circola nei corridoi del ministero porterebbe a una drastica riduzione oltre a favorire le più consistenti in termini di tesserati. Una polemica, quella tra associazioni, che da sempre le ha coinvolte e viste configgere. Insomma, le associazioni difendono i consumatori e se sì, a che prezzo?

All’inizio fu Unione nazionale dei consumatori, la più antica tra le associazione nata nel 1950, ma il vero anno che sancisce l’importanza di queste lobby a difesa del cittadino è il 1998 quando con la legge n°281 vengono annoverate come associazioni da parte del ministero dello Sviluppo Economico.

Dai rincari delle compagnie assicurative, ai monopoli telefonici, lotte che le associazioni hanno ingaggiato e che hanno portato ad una sentenza storica, quella del 2003, quando il Codacons riuscì a far pagare alle compagnie assicurative una multa che ha fatto scuola. Ed è proprio il 2003 che ne cambia l’aspetto e l’approviggionamento di risorse. Un fiume di denaro, ottenuto dalle multe, che l’Antitrust decide di girare e destinare alle iniziative volte a informare il consumatore, un sistema che è stato copiato perfino nei paesi europei.

Così dalle iniziali 10 associazioni del 1993 si sale a 15 fino ad arrivare a 18 attuali: Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoconsum, Assoutenti, Ctcu, Cittadinanza attiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, La casa del consumatore, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale del consumatore, ultima la Confconsumatori.

Che c’entrano dunque i sindacati come Cgil, Cisl e Uil e i partiti? In realtà sono proprio le sigle confederali e i politici a stare dietro le più considerevoli associazioni dei consumatori, come Adiconsum (Cisl), Adoc (Uil), Federconsumatori (Cgil), che possono ottenere il 5 per mille facilmente grazie alla presenza dei Caf di zona e foraggiarsi.

Questo solo per citare le associazioni vicine ai sindacati, ma altre sono vicine anche a case farmaceutiche come Cittadinanza Attiva o ai partiti, qualche esempio: AssoConsum è gestita da ex dirigenti di Forza Italia mentre il Movimento Consumatori da uomini di sinistra.

E’ tra queste che si ritagliano uno spazio Altroconsumo (più di trecentomila iscritti) e la Codacons una delle più agguerrite tra le associazioni e sono proprio queste’ultime, infine, quelle che si danno battaglia a colpi di iscritti.

Perché? Subito spiegato. Per ottenere i finanziamenti a pesare sono loro, i tesserati, e la soglia viene quasi tutta superata per un soffio fatta eccezione per Centro Tutela Consumatori Utenti, un’associazione che dispone di una deroga in quanto presente in Trentino Alto Adige, regione a statuto speciale. Pochi anni fa si sono dati battaglia perfino di fronte ai giudici, il Codacons che accusava Altroconsumo di non avere iscritti, ma solo abbonati alla propria rivista, e viceversa. La fetta da spartire, dopo la scelta dell’Antitrust, infatti cresce, fa gola a tutti, e comincia ad affiancarsi all’iniziale sostentamento delle associazioni, niente più che semplici aggregazioni finanziate con una quota annuale.

Dal 2003 al 2007 le 18 associazioni si dividono una quota consistente di denaro: 47,7 milioni e 38 milioni nel 2010. Parte direttamente dallo Stato, parte invece attraverso le Regioni. Tanto basta per farne nascere altre come la Assoconsum, Casa del Consumatore e la Confconsumatori, solo le ultime.

E chi controlla se gli iscritti siano veri o no? In pratica dovrebbe essere il ministero, peccato che non sempre lo faccia, o almeno lo faccia in pochi casi dice il leader di AltroConsumo, Paolo Martinello, che un’ispezione l’ha ricevuta pochi anni fa. “Il ministero finora ha controllato poco – dice Martinello – ben vengano quindi regole più selettive. In molti casi sono autodichiarazioni. Bisognerebbe chiedere gli elenchi”.

Una forza quella di Altroconsumo che deriva anche dalla rivista che edita e dai servizi che offre. “Non ci finanziamo solo con i progetti, offriamo servizi”, risponde ancora il segretario. Già perché in realtà dopo il 2010 l’Antitrust non ha girato più risorse, dopo che Giulio Tremonti ha deciso di stornare i fondi e destinarli alle emergenze. Tanto che il Codacons per sopperire ai mancati proventi ha dovuto inventarsi un telefono a pagamento. Ciò non toglie che le associazioni accreditate abbiano potuto usufruire dei finanziamenti delle regioni e dalla Ue.

Oggi, l’idea di ridurne il numero, anticipata dal Corriere e che fa infuriare Carlo Rienzi del Codacons: “Questa è una manovra politica, vogliono uccidere le associazioni come quelle nostre, quelle presenti sul territorio. Il Corriere ha iniziato una campagna per distruggerci. Tutto a favore delle associazioni legate ai sindacati e alle riviste. Cercano di spostare tutto sugli iscritti, ma a contare dovrebbe essere l’attività svolta”.

Una manovra per accontentare i sindacati paventa Rienzi e che rischierebbe di veder scomparire le più piccole, ma non per questo meno rilevanti. In realtà una controversia dunque tra ministro e associazioni, multe e denaro, consumatori e consumati, dove di mezzo ci sta la politica arbitro sceso con una squadra. E i consumatori spettatori sugli spalti.

 

 

11:20 Scritto da caspercheblooog | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

1 2 3 4 5 6 7 8 Prossimo